Il Conguaglio di Jerald C. Booth (La ragnatela e il ghiaccio della fiducia )


Il Conguaglio di Jerald C. Booth .

La ragnatela e il ghiaccio della fiducia



Diciamoci la verità senza peli sulla lingua: ci sono libri che si scelgono per curiosità e libri che ti scelgono perché hanno un conto in sospeso con la tua vita.

Quando ho aperto "Il Conguaglio" di Jerald C. Booth (Brave Persone 1), pensavo di trovarmi davanti al solito noir aziendale ambientato tra i capannoni di Brescia, lontano anni luce da me. 

Già nei primi otto capitoli, ho avuto un déjà-vu doloroso che mi ha stretto i ricordi e lo stomaco riportandomi alla memoria molte cose lavorative.Mi ha bloccata, sì, ma mi ha anche catturata perché ha un tipo di scrittura cruda, emozionante e spietatamente vera..

Ho sempre amato i classici del realismo sociale come "Germinal" di Émile Zola. In questo romanzo ho ritrovato la stessa sostanza:

la descrizione schietta dei sistemi manipolatori di chi sta in alto e sfrutta la vita delle persone.

 

Ma questa volta, per me, non è stata solo una  letteratura: è esperienza personale, e ve la racconto in modo diretto, come sono abituata a fare qui nel mio spazio.

In questo romanzo ho ritrovato la stessa sostanza: la descrizione schietta dei sistemi manipolatori di chi sta in alto e sfrutta la vita delle persone. Ieri erano le miniere, oggi è la burocrazia fiscale e il vapore contabile delle fatture elettroniche. Buona fede contro cinismo. 

Nel prologo incontriamo Fabio Marini, un uomo carico di speranza che nel 2008 apre la partita IVA e affitta un capannone a Rezzato. Crede fortemente in quello che fa e vuole farcela con la fatica delle sue sole mani. Leggere della sua purezza iniziale mi ha catapultata a quando anche io sono diventata socia di un negozio legato a ciò che amavo:

 le mie passioni, il Giappone, quel mondo che sentivo mio. Anche io avevo quella stessa identica fiducia assoluta nel futuro e in ciò che potevo creare di lì in avanti.

Ma la realtà ti presenta il conto in fretta.. Quando la banca nega a Fabio il mutuo con un "No" freddo e ingiustificato, compare la figura del suo commercialista,tal  Cesare Volpi.

 Una vera e propria "volpe" di nome e di fatto.

 Volpi è il classico professionista viscido  e che si muove nell'ombra per fare gli interessi di una rete protetta, approfittando della disperazione e dei sogni di chi ha l'acqua alla gola anche nei pensieri .

 Propone a Fabio un sistema speculare di fatture false e contabilità parallela per trovare i soldi.

 Fabio, per debolezza e per paura di perdere tutto, capitola e accetta, convinto di mantenere il controllo.


È qui, tra il secondo e il sesto capitolo, che la mia esperienza devia nettamente da quella del protagonista. Trovando una simbiosi con un altro personaggio e dicendo "NO" a Fabio. 

Fabio si anestetizza. Entra in un circolo vizioso in cui alla fine sta quasi bene perché l'ingranaggio del tutto funziona, e inizia a mentire a tutti pur di coprire i movimenti del conto corrente. Io con Fabio non sono d'accordo e qui leggendo mi stacco da lui e rifiuto la sua scelta.

La mia simbiosi totale in queste pagine è invece con Renato Chiesa, l'anziano prestanome delle società di Volpi. 

Renato è l'anima pulita usata come scudo umano contabile: ci mette le firme per cieca fiducia, non capisce i movimenti economici sopra la sua testa, ma sente l'angoscia del marcio che si accumula sotto il suo nome. 

Io so esattamente cosa significa.

 Sono stata usata per gli scopi di un'altra persona anni fa. 

Sulla carta ero la socia, ma fondamentalmente ero una schiava..non ero nessuno. 

Ho dovuto gestire una situazione di profonda instabilità economica e psicologica, circondata da un muro di complicità di storici professionisti della zona che facevano quadrato per parare il colpo alla mia socia, lasciando me del tutto isolata. 

Mentre lei spendeva e viaggiava in Giappone, io ero ridotta a dover chiedere i soldi persino per i beni di prima necessità, persino per gli assorbenti. 

Mi hanno tolto la dignità minima, pretendendo le mie firme per coprire i loro debiti e pignoramenti.

 Scoprire nel Capitolo 7 che anche il "No" della banca a Fabio era un complotto orchestrato da Volpi per intrappolarlo mi ha fatto tremare: 

è la stessa identica trappola che ho vissuto io Senza troppi giri di parole.

Il culmine di questa prima parte della lettura arriva nel Capitolo 8. 

L'operaio Luca scopre sul computer le discrepanze spaventose tra il lavoro reale dell'acciaio e l'IVA falsificata. 

Capisce il tradimento di Fabio e reagisce congelandosi: 

toglie a Fabio qualsiasi emozione, riduce i dialoghi al minimo e lo isola con un distacco totale.

In questo esatto momento, Luca ( il suo fedele operaio nel libro) sono io.

Riconosco quel gelo sulla mia pelle. Quando lavori onestamente e credi di percorrere la stessa strada insieme al tuo socio, e poi ti volti e scopri che quella strada la stavi percorrendo da sola, mentre l'altro faceva i propri interessi e usava la tua fatica come paravento, provi la crudeltà più grande del mondo.

 Ti crolla la fiducia e ti viene da urlare: 

"Ma perché mi sono sbattuta così tanto per salvare qualcosa in cui credevo solo io?".

 Diventare di ghiaccio e togliere ogni emozione a chi ti manipola è l'unica difesa che ti rimane per proteggere la tua dignità.

Ma c'è una differenza fondamentale:

 Fabio scende nell'abisso e sacrifica persino il vecchio Renato pur di salvarsi.

 Io, invece, davanti a quel fango ho detto basta. 

Ho usato tutto il mio lavoro per ripianare ogni singolo debito legato alle mie firme per tutelare la mia onestà e, appena pagato l'ultimo centesimo, ho voltato le spalle a quel mondo, ho lasciato tutto e me ne sono andata.

 Non mi fregava più niente del negozio, contava solo salvare la  mua vita e ciò in cui credevo.

Certo è che vi è un dettaglio invisibile che voglio porvi a luce : Da Flaubert a Booth.

Chi impara a leggere i classici impara a non guardare solo la trama generale, ma a scovare quei piccoli dettagli fisici che nessuno osserva e che invece svelano tutta la psicologia e la colpa dei personaggi. 

Da lettrice, mi porto dentro un'immagine indelebile di "Madame Bovary" di Gustave Flaubert:

 il momento esatto in cui Emma nasconde le sue lettere d'amore clandestine dentro un cesto di albicocche fresche per farle recapitare all'amato.

 Flaubert usa un oggetto quotidiano, innocente e profumato per nascondere la bugia, il tradimento e l'inizio della fine.

Nel romanzo di Booth ho vissuto lo stesso identico cortocircuito letterario attraverso quattro dettagli millimetrici che quasi tutti ignorano, ma che per me rappresentano il simbolo dell'intera storia:

1.il foglietto sotto la rettificatrice

2. Il pezzo d'acciaio XR-7

3. La calligrafia geometrica di Volpi

4. La schermata del monitor acceso


E qui apro una parentesi da lettrice: 

il Capitolo 8 è il vero spartiacque del romanzo. 

L'architettura di Booth cambia marcia.

 Se i primi capitoli servono a tessere la ragnatela burocratica, il Capitolo in questione  rappresenta il punto di non ritorno, il vero giro di boa strutturale. 

È l'inizio del Conguaglio vero e proprio, ed per questo che, per rispetto verso l'autore e verso chi legge, la mia analisi dei prossimi capitoli cambierà pelle.

 È il momento esatto in cui la maschera si rompe e il libro diventa il noir spietato che deve essere un cui la storia esplode e incomincia "il tutto ".

 Lì finisce l'illusione e inizia il noir puro sostanzialmente in cui la corda si stringe, ed è proprio da questo punto che voglio proteggere il testo. 

Non troverete riassunti dettagliati o colpi di scena regalati. 

Vi mostrerò l'abisso umano di questa storia attraverso i miei occhi e le mie cicatrici. Vi racconterò cosa provo e come queste dinamiche mi devastano, ma non vi farò alcuno spoiler. Se volete sapere come crolla il castello di carte, dovrete comprarvi il libro.


Dal Capitolo 9 al 12, la scrittura di Booth cambia marcia in modo spaventoso. 

Non vi svelerò cosa succede, non vi dirò quali notifiche arrivano o chi trema dietro una scrivania, perché questo libro va vissuto pagina dopo pagina, senza anticipazioni. Ma vi posso raccontare l'impatto di quel blocco di capitoli di cui l'aria si fa improvvisamente plumbea e pure irrespirabile. 

È il momento in cui l'illegalità smette di essere una routine comoda e si trasforma in una morsa di panico puro.

 Fabio si ritrova da solo, di notte, a fare i conti con l'ansia e con il peso delle proprie firme, mentre chi lo ha spinto nel fango inizia a tirare i remi in barca per proteggere se stesso. È la solitudine claustrofobica di chi capisce che il castello di carte sta crollando. Questo pezzo di libro mi ha colpita allo stomaco perché fotografa l'ingiustizia di un sistema in cui chi commette i reati dall'alto si nasconde, e chi ci mette la faccia dal basso rimane da solo a subire il colpo.

 Ho voluto analizzare questi dettagli direttamente con l'autore in privato, perché la tenuta psicologica di questi capitoli è monumentale. Ma per voi che leggete, il viaggio deve iniziare da qui secondo la mia esperienza emotiva.


La seconda metà del libro cambia marcia in modo spaventoso ed entra nel vivo di un conguaglio umano che diventa un vero inferno. 

È in questo blocco di pagine che scatta un grande classico della vita reale: 

il momento esatto in cui chi ha orchestrato l'inganno, non appena sente l'odore del pericolo, sparisce nel nulla e lascia l'anello più debole della catena da solo in prima linea a fare da scudo umano di fronte al vuoto. 

Questo abbandono mi ha messo addosso una rabbia immensa, perché mostra il cinismo di chi prima fa il finto salvatore e poi ti abbandona nella disperazione.

 È una trappola psicologica claustrofobica che mi ha letteralmente tolto il fiato, perché quello che accade a chi si è fidato in buona fede poteva capitare esattamente a me. Io, per fortuna, me ne sono accorta molto prima, ho avuto la forza mentale di stoppare qualsiasi cosa e pretendere la mia libertà salvandomi la dignità, ma nel libro la realtà schiaccia senza pietà.


E il fatto che il protagonista, davanti al crollo, scelga il silenzio per pararsi il culo, fa sì che Fabio diventi esattamente come quelle persone che hanno fatto questo stesso gioco con lui. 

Io dico sempre una cosa fondamentale nella vita: non diventare mai ciò che ti hanno fatto. 

E lui in questo momento si trasforma, applicando sulle persone pulite la stessa identica spietatezza che il sistema ha applicato su di lui.

 L'ansia e la manipolazione contabile nella vita reale ti uccidono, ti portano al crepacuore, e Fabio si fa complice diretto di quel dolore per ciò che mi riguarda.

Quando la corda si stringe e la resa dei conti diventa realtà, per l'illusione iniziale è la fine. 

"La legge non ammette ignoranza", e i nodi vengono al pettine perché a un certo punto Fabio si era quasi adagiato in quella sporca quotidianità : 

quella routine dell'inganno l'aveva accettata nella sua vita, gli andava bene e gli faceva comodo. 

Non è solo che se l'è cercata, ma addirittura secondo me voleva quel tipo di potere.

 Per questo, quando crolla l'ultimo paravento e cala il distacco definitivo delle persone pulite che gli stavano accanto, si vede la fine di tutto. 

Per quanto sia vero che all'inizio Fabio raccontasse a sè stesso di voler dare un futuro alla famiglia e riuscire in un sogno, a questo punto della storia non c'è più nessun sogno pulito a mio avviso.

 Il suo finto sogno era diventato semplicemente l'ossessione di riuscire a fregare gli altri, in un certo senso..

 Voleva sentirsi più furbo. 

Quel silenzio definitivo che congela l'officina è la punizione più grande, perché il protagonista rimane nudo con il suo egoismo. 


L'Epilogo mostra la spietata condanna della realtà: 

il conto definitivo in cui chi sceglie il fango perde ogni singola cosa, compresa la stima e l'affetto più grande, lasciando che le bugie distruggano il futuro.

 Fabio ha scelto il fango e ha perso la sua intera esistenza, insieme alla sua anima, si credo si proprio così  riflettendo su tutto .

Io invece ho fatto la scelta opposta: ho lottato, ho pagato ogni centesimo legato alle mie firme per tutelare la mia onestà, ho voltato le spalle a quel negozio e me ne sono andata a testa alta, salvando la mia anima da quel mondo viscidoo. Non ho mai accettano, sin da subito, le cose così come erano e ho lottato per tirarmene fuori quanto prima lavorando duramente sempre con onestà.


Eccoci  giunti al  mio bilancio senza filtri


"Il Conguaglio" di Jerald C. Booth è un capolavoro di realismo sociale vestito da noir, affilato come una fresa millimetrica, hehe

Non so se ho vinto la sfida dell'addentrarmi nel suo mondo di libri ma, pur essendo un genere lontanissimo dalle mie letture quotidiane ( che spesso uso come scudo per escludermi dalla durezza del mondo odierno e rifugiarmi in una zona che voglio approfondire più affine a ciò che sono) questo libro ha superato ogni mia aspettativa certamente. 

Mi ha travolta perché parla delle lotte e delle sottomissioni quotidiane dell'umanità con la stessa schiettezza e forza di Émile Zola in "Germinal" ! Come già anticipato inizialmente.

Booth ha uno stile crudo, emozionante, brutale e schietto, senza peli sulla lingua. Non inventa nulla: 

fotografa la solitudine, la crudeltà di certi meccanismi economici e la spietatezza di un sistema in cui i veri potenti dall'alto si ripuliscono sempre le mani, mentre noi persone normali ci perdiamo dentro l'architettura di parole mega galattiche e burocratiche subendo spiegazioni su spiegazioni. Se cercate una lettura onesta, che non fa sconti a nessuno e capace di far risuonare le corde più profonde dell'anima, dovete assolutamente andarla a prendere in libreria. 

Consigliatissima lettura e ringrazio l'autore per la fiducia  di questa magnifica collaborazione.




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