THE FELLOWSHIP OF THE LOST: La mia Contea in Frantumi, la Morte del Dogma e la Rinascita della Vera Famiglia

Benvenuti in un capitolo speciale di Chridhe of the books. Questo spazio non ospita un archivio di lettura, ma è il nucleo in cui le pagine scritte prendono vita e si trasformano in suono. "Echi dal cuore" è il mio primo album musicale (disponibile su Spotify e Suno come Chridhe88 o YouTube e molte altre piattaforme): quattordici tracce nate dall'abisso delle mie letture più profonde, dove ogni canzone è legata a me e ai libri, a una filosofia o a un'immagine che ha impresso la mia anima. Quello che state per leggere è il retroscena intimo, spirituale e visivo di una di queste tappe. Trovate tutti i collegamenti ai miei mondi artistici e ai servizi di streaming nella mia pagina ufficiale Beacons

THE FELLOWSHIP OF THE LOST: La mia Contea in Frantumi, la Morte del Dogma e la Rinascita della Vera Famiglia




La Radice Profonda

Il mondo si ciba di illusioni preconfezionate e di frasi fatte, usate come anestetici per non guardare l'abisso. Tutti conoscono, citano e idealizzano la celebre massima  Tolkien all'interno de Il Signore degli Anelli: 

"Not all those who wander are lost" 

 (Non tutti quelli che vagano sono perduti).

 È una frase consolatoria, quasi romantica. Ma la letteratura e la filosofia non servono a consolarci ma asquarciare il velo di Maya.

 Per raccontare la verità cruda della carne e dell'anima, quella citazione andava violentemente ribaltata, smontata e decontestualizzata. Io non stavo semplicemente "vagando". Io ero perduta. Ero frammentata, isolata, spinta ai margini di me stessa e prigioniera di un silenzio tombale che mi stava risucchiando, giorno dopo giorno, in una palude invisibile e asfissiante.

Nella mia voragine emotiva ed esistenziale, esisteva una Contea. Nel macrocosmo tolkieniano, la Contea rappresenta l'archetipo del rifugio perfetto: la casa, la terra natia, la pace incontaminata, il luogo sicuro dove i legami sono indissolubili e protettivi. Ma la realtà non rispetta i dogmi dei libri, né tantomeno quelli delle istituzioni umane. Da quella specifica Contea io non ho ricevuto alcuna protezione. Al contrario, mi sono ritrovata a subire il peso di un isolamento forzato, a svanire nell'ombra, provando una vergogna profonda, viscerale, paralizzante. Una vergogna che mi ha spinta a chiudermi in un mutismo difensivo, a non chiedere aiuto a nessuno, a rimanere immobile e congelata mentre il vuoto interiore mi consumava contro la mia stessa volontà. C'era qualcuno che muoveva i fili dietro le quinte, un burattinaio invisibile che giocava sadicamente con la paura, la manipolazione e le bugie. E mentre il mondo esterno scorreva normale, io morivo dentro, mille volte, prima ancora che il mio stesso corpo  se ne accorgesse. Lo sradicamento dalla Contea è stato il mio primo, vero battesimo di fuoco.


Il testo di questo brano non è un esercizio di stile, né un tentativo di compiacere le metriche e le rime baciate dell'industria discografica commerciale. È, prima di ogni altra cosa, un manifesto d'amore di un'amicizia totale e assoluta. Questa canzone è stata scritta unicamente per l'amore immenso che provo verso i miei amici, per proteggere, blindare e consacrare quel legame che mi ha tenuta in vita quando attorno a me c'era solo fumo e il Nulla mi stava divorando ancora, quel vuoto denso, nero e inghiottente delle storie più profonde e buie.

Molti, fermandosi alla superficie delle parole, potrebbero commettere l'errore di interpretare questo pezzo come la classica canzone di rottura, un lamento standard per la fine di una relazione o l'addio al mio ex ragazzo. Ma la verità è molto più profonda. Quel distacco umano, quella fine, non è il centro del testo; è solo la conseguenza naturale di un terremoto interiore, lo sfondo rumoroso che crolla per lasciare spazio a ciò che conta davvero. Quando le finzioni del sistema e le relazioni tossiche si sgretolano sotto il peso delle proprie bugie, restano in piedi solo le colonne portanti dell'esistenza. E le mie colonne hanno due nomi specchiati nella mia anima.


I Perduti non sono un concetto astratto o una metafora poetica. Hanno volti, respiri, anime e nomi precisi: Barnaba, Cherelle e io. 


"You were my family, 

my only safe ground, 

Without me asking,

 you were the comfort I found. "


Questo brano è un dono, una confessione a cuore aperto, un testamento di devozione spirituale e affetto incondizionato dedicato interamente a loro due. Dopo tutto il fumo, le nebbie, le manipolazioni e le distorsioni della realtà che ho dovuto subire mentre il Nulla mi stava divorando ancora e cercava di cancellarmi, non pretendo nulla. Non so se, dopo essere passata attraverso quell'inferno che mi ha logorata, loro riescano ancora a credermi ciecamente o a fidarsi del tutto di me. Ma questa è la mia verità nuda, il mio amore gettato sul tavolo senza filtri, senza maschere e senza carte nascoste nella manica. Barnaba e Cherelle non sono semplicemente amici nel senso comune e banale del termine; sono le radici profonde, nodose e indistruttibili della vita che mi sto riprendendo con le unghie e con i denti. Ci siamo ritrovati tra le macerie e i rottami di un'anima che era stata letteralmente strappata a metà, e in quel caos il loro amore pulito è diventato la mia unica terra ferma, la mia vera famiglia eletta. Questa canzone esiste per loro, per gridare al mondo che l'amore vero non si trova nei dogmi o nei contratti sociali, ma nelle anime che ti salvano senza che tu debba chiedere aiuto.


 LA RISONANZA SONORA 

Per dare una forma fisica e udibile alla monumentalità di questo dolore, e alla successiva, feroce rinascita del Daimon, lo stampo musicale non poteva essere minimale o acustico. Avevo bisogno di un impatto devastante. Ho chiesto a Suno AI di plasmare una struttura lirica, oscura, decadente ma profondamente epica. Il brano si apre infatti con un impulso di sintetizzatore cupo, un battito elettronico oscuro che sale di intensità come una minaccia imminente, fino a esplodere in un improvviso e violento schianto orchestrale. La voce si fa operistica, drammatica, fluttuando su strati sinfonici maestosi che accumulano una tensione emotiva quasi insostenibile per l'ascoltatore.


Questo pezzo rappresenta il mio personale, cosciente e totale ribaltamento di Tolkien: ho voluto usare la sua citazione più celebre per poi urlare con ogni singola fibra che avevo in gola, distruggendo la melodia: 

"But I was shattered!"

 (Ma io ero frantumata!)

È un colpo al cuore necessario, uno schiaffo al perbenismo. Ho smesso di nascondermi dietro le illusioni. Ho voluto materializzare la realtà cosí come l'avevo in petto, il dolore era reale.

Nel cuore del brano vibra una gratitudine senza pretese e senza sottomissione. Quando la canzone dice "Non so se vorrete credermi e fidarvi, ma questa è la mia verità", metto a nudo un'onestà che trovo disarmante in verità . Non sto cercando di ripulire artificialmente il passato, non sto cercando di giustificarmi davanti al tribunale altrui, né tantomeno sto elemosinando un perdono o una redenzione da parte di nessuno ,nè tanto meno da me stessa. Sto solo dichiarando la mia posizione nel mondo, dicendo loro nell'unico modo viscerale che conosco: vi amo, siete parte delle mie radici.

Il vero fulcro emotivo dell'opera è proprio il finale della canzone..

 Quel passaggio intimo, quasi sussurrato, che si chiude con il verso 

"I died a thousand times... but today, I am alive" è la chiave di volta non solo di questa canzone, ma dell'intero album "Echi dal Cuore". È l'attestato della mia transizione definitiva. Sono passata coscientemente e deliberatamente attraverso la morte psicologica, ho guardato il vuoto dello sbattezzo e dell'isolamento, e ne sono uscita viva. Oggi cammino a testa alta con una nuova famiglia che ho scelto e che mi ha teso la mano quando ero invisibile. 


Barnaba, Cherelle... nessuno potrà mai prendere il vostro posto in questo o in altri mondi. Eravamo noi, tra le montagne, nei nostri giorni più veri e incontaminati. E siamo una famiglia. Per sempre. Fino alla fine dei tempi.


Testo Originale di Sara Zannoni: The Fellowshipt of the Lost 


Barnaba, Cherelle, the lines have blurred with time,

While I was fading through those endless crimes.

(Barnaba, Cherelle, il tempo ha sfocato i confini

Mentre io svanivo nei miei giorni più vicini.)


I wasn't a hero, just lost in the fog,

A prisoner of silence, sinking in the bog.

(Non ero un’eroina, ero solo persa nella nebbia,

Prigioniera di un urlo che nessuno vuol sentire.)


I never asked for help, I stayed so quiet and still,

While the void consumed me, against my very will.

(Non ho mai chiesto aiuto, sono rimasta in silenzio,

Mentre il vuoto mi mangiava, in un finto consenso.)


Hidden in the wreckage of a soul torn apart,

A scream that went ignored, striking at my heart.

(Nascosto tra le macerie di un'anima che perisce,

Un grido che ignoravo, mentre il buio mi colpisce.)


He held the strings, he played with fear and lies,

While I was vanishing, right before your eyes.

(Lui teneva i fili, giocava con l’inganno e il timore

E io tacevo, diventando un’ombra senza più colore.)


Life moved forward, new chapters have begun,

I’m in the light, but the damage isn't done.

(Ora la vita scorre, nuovi capitoli sono iniziati

Sono qui nella luce, ma con i segni dei giorni passati.)


Lost in the void, dying with every breath,

My soul in pieces, a slow and hollow death.

(Ero persa nel vuoto, morendo a ogni respiro

Mentre la mia anima cadeva a pezzi, fuori dal mio giro.)


I was already dead inside, a thousand times before,

While the darkness consumed me, more and more.

(Ero già morta dentro, mille volte ancora

Mentre il buio mi mangiava, ora dopo ora.)


You were my family, my only safe ground,

Without me asking, you were the comfort I found.

(Eravate la mia famiglia, il mio unico porto

Senza che io chiedessi, eravate il mio conforto.)


I love you both with a love that never ends!

More than just family, the truest of friends.

(Vi voglio un bene che non avrà mai fine!

Più che famiglia, oltre le nostre colline.)


I don't know if you trust me, or if you still believe,

But this is my truth, with nothing up my sleeve!

(Non so se vi fidate ancora, o se ancora mi creete

Ma questa è la mia verità, l'unica che vedete!)


You are the roots of the life I’m reclaiming,

Under this open sky, my name I am screaming!

(Siete le radici della vita che sto reclamando

Sotto questo cielo aperto, il mio nome sto gridando!)


"Not all those who wander are lost..."

But I was shattered, paying the cost!

("Non tutti quelli che vagano sono perduti"

Ma io ero a brandelli, i miei sensi venduti!)


Lost in the mist, a soul torn apart,

But your light pierced through my broken heart!

(Ero persa nella nebbia, un'anima in frantumi

Ma la vostra luce ha squarciato i miei fumi!)


NO MORE LIES!

NO MORE HIDING!

(BASTA BUGIE!

BASTA NASCONDERSI!)


The mountains. Our truest days.

No one will ever take your place.

(Giappone. Le montagne.

Nessuno prenderà mai il vostro posto.)


Even if life keeps us apart, even if I can't reach you.

You are my family, until the very end.

(Anche se la vita ci spinge distanti, anche se non posso raggiungervi.

Siete la mia famiglia, fino alla morte.)


I will always be here for you, just as you were for me.

Barnaba, Cherelle... you could never be replaced.

(Io ci sarò sempre per voi, come voi ci siete stati per me. 

Barnaba, Cherelle... non sarete mai sostituiti.)


I died a thousand times... but today, I am alive.

We are family. Forever.

(Sono morta mille volte... ma oggi, finalmente, io sono viva.

Siamo famiglia. Per sempre.)

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