Il Sapere come Arma, il Paradosso della Storia

 Il Sapere come Arma, il Paradosso della Storia

Ho appena finito i primi due episodi di Jaadugar: A Witch in Mongolia e ho ancora lo stomaco sotto sopra. È un inizio che fa male, un vero pugno nello stomaco. Fa male subito, senza filtri. La schiavitù, la violenza, la carne da macello dei civili. Questa pratica aberrante è mostrata in tutta la sua cruda e disumana realtà, e la serie te lo sbatte in faccia senza fare sconti.

Ma in mezzo a questa oscurità c’è una scena che mi ha spezzato il cuore: il momento in cui la signora di Sitara viene uccisa e, prima di spirare, sussurra al suo carnefice di non fare del male a "sua figlia". In quel preciso istante si rompe un legame puro, lì mi si è spezzato qualcosa dentro, ma si accende anche una scintilla inarrestabile.E mentre guardavo questa tragedia, mi è rimasta in testa una frase: 

"Cercare la conoscenza è un obbligo per ogni musulmano"

Mi ha colpito, mi ha fatto riflettere e, sinceramente, mi ha fatto anche incazzare. Su questa pagina mi conoscete, sapete quanto io sia critico verso i dogmi e le religioni quando diventano una gabbia, che si parli di cristianesimo o di islam. Il male delle regole cieche lo vediamo ogni giorno.

Ma il paradosso qui è enorme. Questa serie ci mostra un passato in cui la religione diceva alle donne che dovevano sapere, che studiare era un dovere. E oggi? Oggi guardiamo il mondo e vediamo l'esatto opposto: donne a cui viene vietato di studiare, donne che non devono sapere, tenute nell'ignoranza per essere controllate. Che involuzione mostruosa.

Sitara ha perso tutto: la sua casa, la sua libertà, il suo stesso corpo è diventato proprietà di qualcun altro. Ma in quel fango, la mente resta l'unico spazio dove nessuno può entrare. La conoscenza diventa la sua unica arma per sopravvivere alla forza bruta dei Mongoli.

Un debutto potentissimo e devastante, che dimostra come i fumetti e l'animazione possano affrontare temi sociali e religiosi complessi senza fare propaganda, ma stimolando il pensiero critico e costringendoti ad aprire gli occhi.


Il parallelo con Ipazia: Il sapere travolto dalla barbarie

Se la storia di Ipazia d'Alessandria ci ha insegnato come il fanatismo possa spegnere la luce della ragione, Jaadugar: A Witch in Mongolia si muove sulle stesse dolorose frequenze. Ci mostra il momento esatto in cui i libri vengono bruciati e i dotti passati per il filo della spada, lasciando a una sola donna il compito di trasformare l'eredità di quel sapere nell'arma più letale di tutte

Il contrasto estetico: Un sogno dalle sfumature "Magi- The Labyrinth of Magic"

La forza visiva di Jaadugar sta nel saper vestire una tragedia storica con gli abiti di un sogno a parer mio. In alcuni tratti è impossibile non rivedere quel fascino esotico e mediorientale che ha reso grande Magi- The Labyrinth of magic che io amo, ma qui la vera magia è racchiusa nei libri e nella mente della protagonista.
Voglio soffermarmi un attimo sui disegni di Tomato Soup, perché per me sono qualcosa di incredibile. Fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione di entrare a occhi aperti in un sogno ricercando le tavole e così anche nell'anime. È assurdo: la storia ti stringe lo stomaco per quanto è cruda e spietata, eppure le tavole sembrano quasi fluttuare sotto gli occhi. Hanno quella estetica calda e sognante che ricorda le fiabe della buonanotte o le pagine miniate di un antico manoscritto prezioso. Trovo che questo contrasto sia una genialità assoluta. Questo stile così morbido, poetico e avvolgente fa quasi da scudo alla brutalità della guerra: la trama fa male, ferisce, ma allo stesso tempo è impossibile staccare gli occhi da quelle tavole così magiche. Ci si perde dentro, ed è un'esperienza pazzesca..

La mia ricerca sull'adattamento anime: una bomba in arrivo!

Ho voluto fare una piccola ricerca presa dall'entusiasmo sulla trasposizione anime di Jaadugar, e lasciatemi dire che quello che ho scoperto mi ha fatto saltare sulla sedia!Dietro al progetto c'è Naoko Yamada, la mente dietro a capolavori emotivi immensi come La forma della voce. Questo mi dà la certezza che il dolore e la delicatezza di questa storia saranno trattati con i guanti bianchi.

 Il sapere come unica arma di vendetta
Scordatevi i classici stereotipi dei manga in cui il protagonista subisce un trauma e si allena fisicamente per diventare una macchina da guerra. Qui la vendetta si consuma in modo molto più sottile e micidiale: attraverso lo studio dell'astronomia, della medicina, della chimica e della strategia politica. La mente di Sitara diventa l'unica arma in grado di infiltrarsi e fare a pezzi l'Impero dall'interno, dove le spade non potranno mai arrivare. Questa inversione di rotta la trovo geniale, perché trasforma l'educazione e la conoscenza nel superpotere più letale di tutti..

In conclusione l'ultima " mazzata  al cuore" che voglio  portare alla vostra attenzione è come sin dall'inizio della storia , la protagonista per otto anni prima della tragedia che porterà la storia a iniziare e domandarci cosa accadrá, dimentica di essere una schiava e quel dimenticare le si è ripresentato con "il conto" finale.. sono molto curiosa degli sviluppi che avrá!

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