I Colori dell'Anima: Il Prisma dell'Amore e Blue Period a Confronto
Una delle scene più iconiche e devastanti di Blue Period, tratta dal capitolo 19 del manga. Si tratta del momento esatto in cui Ryuji (Yuka) distrugge le difese emotive di Yatora, pronunciando proprio quella metafora sugli "abiti emotivi" e sulle maschere di cui parlavamo prima.
Yuka dice al telefono a Yatora:
"Se vedi qualcuno che sta annegando, sei quel tipo di persona che va a prendere il salvagente, ma non ti tufferesti mai in acqua per salvarlo di persona.
Se vedi qualcuno nudo che piange, gli offriresti dei vestiti e ascolteresti la sua storia... ma non ti spoglieresti mai tu stesso.
Tu sei sempre così calmo e razionale.
Fai sempre la cosa giusta.
Questo tuo essere così ''quadrato'' è ciò che ti rende speciale.
Sei sempre lo studente modello."
Inizialmente ogni decisione sociale, culturale o familiare pesa sui protagonisti come un macigno. Ma, episodio dopo episodio, accade una magia: quella gabbia si rompe e lascia spazio alla vita autentica di ognuno.
L'arte è un dialogo silenzioso
Condividere l'arte non serve più a superare l'altro, ma a raccontare la propria "narrativa", la propria personale verità sulla vita. Ognuno ha il suo stile, ognuno ha la sua storia, e non esiste un modo giusto o sbagliato di portarla sulla tela.
In Conclusione sono due specchi per la stessa urgenza.
Entrambi questi anime ci dimostrano che il disegno e la pittura non sono semplici passatempi, ma l'unico modo che i protagonisti hanno per gridare al mondo chi sono davvero. Se Blue Period ci insegna a sopravvivere al fallimento distruggendo le forme preimpostate, Il prisma dell'amore ci prende per mano, ricordandoci che inseguire i propri sogni non è una colpa, ma un atto di pura e necessaria libertà.
Per tutta la mia vita ho continuato a godere più dei pensieri che creavo in testa tra storie fantastiche, sviluppi possibili con le loro mille sfumature, verità premonitrici e delle loro poi arboree e vitali conclusioni future. Di quei momenti tra la veglia e il sonno in cui i mondi si spalancavano e tutto era possibile, di creazioni mie, di vite a fumetto in mille vignette comiche in un mondo tutto esclusivo. Se condividevo tutto si sarebbe perso nella vita "reale": condividere non era mai stata un'opzione per me. Quando creavo nella mia testa, era già una conclusione di autorealizzazione di godimento e dunque una creazione pronta e conclusa che spiegata di là del mio "stare sulle nuvole" sarebbe scivolata via..
Ma guardando queste storie, e ripensandoci da ex studentessa dell'artistico, accade che ti ritrovi a sentire l'odore di matite e vedere colori che gli altri non vedono. E riflettevo su quel che è la parola in quanto linea.
Una linea che si forma attraverso una penna che stringiamo tra le dita... una linea che può raccontare mondi interiori e mentali attraverso i libri, e con la quale si può condividere le nostre creazioni interiori.. ma c'è anche il disegno... Un'altra mia parte di vita è l'arte. E l'arte è per me Parola. Parola che diviene storia. Storia che viene sviluppata da una prima semplice linea.
Per me una linea è un'emozione, che non definisce solo un contorno che andiamo a creare. Una linea è l'inizio dell'infinito mentre disegno.
Il significato di Parola è per me definito dall'inizio di una semplice Linea. Ai sentimenti che questa sa creare. Ciò che questa forma crea, arte o opere librose: entrambe sono in simbiosi. Entrambe permettono di poter dare modo a ciò che abbiamo dentro di svelarsi al mondo.






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