Benvenuti in un capitolo speciale di Chridhe of the books. Questo spazio non ospita un archivio di lettura, ma è il nucleo in cui le pagine scritte prendono vita e si trasformano in suono. "Echi dal sangue" è il mio secondo album musicale (disponibile su Spotify e Suno come Chridhe88 o YouTube e molte altre piattaforme): 10 tracce nate dall'abisso delle mie letture più profonde, dove ogni canzone è legata a me e ai libri, a una filosofia o a un'immagine che ha impresso la mia anima. Quello che state per leggere è il retroscena intimo, spirituale e visivo di una di queste tappe. Trovate tutti i collegamenti ai miei mondi artistici e ai servizi di streaming nella mia pagina ufficiale Beacons
The Tin Requiem-L’Arcano dell’Uomo di Latta
(Il coraggio di tornare di carne)
Volevano sposarsi, restare insieme per sempre.
Ma c’era chi non voleva perdere il controllo sulla vita di quella ragazza.
Per impedire il loro matrimonio, fu stretto un patto atroce con la Strega dell’Est:
in cambio di due pecore e una mucca, lei avrebbe dovuto sbarazzarsi di lui.
Due pecore e una mucca: ecco quanto valeva la felicità di un uomo per chi guardava al mondo solo con gli occhi del possesso.
L’ascia incantata iniziò a colpirlo, amputazione dopo amputazione.
Lui non si arrese, sostituendo ogni pezzo di carne con la latta, finché la strega, imbestialita dalla sua forza di volontà, lo fece tranciare in due.
Quando un amico lo rimise a nuovo per l’ultima volta, l’uomo si risvegliò interamente di metallo.
Ma aveva perso il cuore.
E con esso, l’amore per la sua Biascichina.
Per anni ho pensato che fosse una tragedia del destino.
Ma oggi so che la verità è più profonda e, forse, più amara.
L’Uomo di Latta si è tolto il cuore per codardia.
Davanti a un odio così gratuito, davanti a un mondo che lo svendeva per due bestie, ha scelto di non sentire più.
La latta non è stata la sua prigione, è stata il suo alibi.
È diventato un essere "buono", attento a non calpestare nemmeno una formica, ma lo faceva per dovere, non per sentimento.
Si è rifugiato nella stagnazione perché lì, nel metallo freddo, la sua coscienza sapeva come reagire senza soffrire.
Io ero come lui.
Anch’io ho abitato una corazza per non affrontare me stessa.
Mi muovevo in una danza rassicurante e immobile, convinta che nulla potesse cambiare..
Ero sdoppiata:
vivevo giorni di cui non avevo memoria, dicevo parole che non ricordavo, piangevo in un angolo ma lasciavo tutto così.
La mia "latta" era la mia sicurezza, il muro che avevo eretto contro un dolore che non sapevo più gestire.
Ma la latta non respira.
A un certo punto, quel guscio che credevo mi salvasse è diventato una trappola.Ho dovuto affrontare "una grande cosa" e lì l’incanto si è spezzato.
Ho agito d’impulso, un impulso di vita che ha frantumato il metallo.
È stato doloroso, come se la pelle fosse tornata nuda all'improvviso, esposta al gelo.
Oggi capisco l’arcano:
non era coraggio restare integra nel metallo, era solo paura di essere umana.
Ho scelto di tornare di carne.
Il dolore ora non è più una piaga che mi punisce, ma un amico lontano che cammina con me e mi tiene sveglia.
Mi ricorda che sono intera, che sono vera. Preferisco mille volte la fatica di un cuore che batte e sbaglia, piuttosto che la perfezione gelida di una statua che brilla ma non vive.
Considerato tutto, prendere coscienza di questo negli anni mi ha dato modo di amare ancora di più il Meraviglioso Mago di Oz, un libro in cui probabilmente c'è ancora moltissimo da scoprire.
Forse è proprio così:
i dolori ci rendono liberi da ciò che crediamo di essere, per mostrarci chi siamo davvero.
Proprio per dare voce a questo silenzio che si è spezzato, ho scritto una canzone riferita a tutto quello che ho raccontato in questo testo.
È la mia "Danza di Latta".
Un brano che trasforma il metallo in musica e il vuoto in un grido, per ricordarmi che la latta protegge dai colpi, è vero, ma vi impedisce anche di sentire il calore del sole.
Ed io, finalmente, ho deciso di tornare a scottarmi.
Presa da tutti questi ragionamenti, è nata la canzone che inizialmente intitolai
"La Danza di Latta " che ora vi riporterò :
Testo Originale di Sara Zannoni
"C’era una volta un bosco di specchi e di brina
E un uomo che amava una dolce Biascichina.
Ma l’odio di un’ombra cercò la sua fine
Cambiando la carne in fredde lamine.
Un arto cadeva, l’ascia incantata...
Lui si rifaceva con latta lucidata.
Sembrava coraggio, sembrava un prodigio
Ma il mondo diventava di un unico grigio.
Ed io ballavo quel valzer d'acciaio
Senza accorgermi del mio stesso buio.
Dicevo parole che non ricordavo
Mentre in quel corpo, io... mi soffocavo.
Ma l’arcano è svelato, la fiaba era un velo
Per non guardare il mio vuoto nel cielo!
Mi sono tolta il cuore per non sentire
Che vivere è scegliere anche di morire.
Non era amore, era solo paura
Di restare umana, di restare impura!
Troppo sicura che nulla cambiasse
Mentre il mio sdoppiamento il confine varcasse.
Piangevo in un angolo, sorda e sdoppiata
Dalla mia stessa armatura ingannata.
Poi l’impulso è esploso, un tuono nel petto
Ha rotto l’incanto, ha distrutto il precetto.
Stagnare nel ferro sembrava la pace
Ma è solo una tomba che brilla e che tace.
Ora il dolore è un amico lontano
Mi tiene la schiena, mi stringe la mano.
Sì, l’arcano è svelato, la fiaba era un velo
Per non guardare il mio vuoto nel cielo!
Ho rotto la latta, ho scelto la vita
Anche se adesso è una piaga infinita.
Non sono più un guscio...
Sono di carne.
Sono di nuovo... io. "



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