Benvenuti in un capitolo speciale di Chridhe of the books. Questo spazio non ospita un archivio di lettura, ma è il nucleo in cui le pagine scritte prendono vita e si trasformano in suono. "Echi dal sangue" è il mio secondo album musicale (disponibile su Spotify e Suno come Chridhe88 o YouTube e molte altre piattaforme): 10 tracce nate dall'abisso delle mie letture più profonde, dove ogni canzone è legata a me e ai libri, a una filosofia o a un'immagine che ha impresso la mia anima. Quello che state per leggere è il retroscena intimo, spirituale e visivo di una di queste tappe. Trovate tutti i collegamenti ai miei mondi artistici e ai servizi di streaming nella mia pagina ufficiale Beacons
Dolori che non si parlavano: Due traiettorie parallele
Eravamo due anime gemelle nate dallo stesso fango e dallo stesso crollo, ma destinate a due traiettorie parallele. Io sono cresciuta Quercia – nodosa, ribelle, vestita di metallo e di strada. Mia sorella minore è cresciuta Betulla – dalla corteccia bianca, flessuosa, rifugiata in una maschera da Barbie lucida per non farsi toccare dal dolore circostante. Due alberi diversi, divisi dalle pietre della casa che cadeva a pezzi, ma con le radici intrecciate nello stesso identico sangue. ]
Quando cresci dentro una casa che cade a pezzi, l'unica priorità è restare in piedi. Io e mia sorella minore siamo figlie di genitori separati, cresciute in mezzo a esplosioni di rabbia, urla e una instabilità costante. Davanti a quel clima, ognuna di noi ha dovuto inventarsi il proprio modo per sopravvivere. Mia sorella è stata cresciuta come una bambolina perfetta, una protezione di facciata basata sull'apparenza che l'ha spezzata ancora di più.
Da bambina ha rischiato di morire per una broncopolmonite e, negli anni, le energie di quel sistema familiare l'avevano e la stavano mangiando da dentro, in un meccanismo che lei da piccola ha subito molto più di me. È caduta in una depressione visibile, squarciata da un'ansia costante e da attacchi di panico continui.
Davanti a quel dolore, lei piangeva e si rifugiava in quella maschera da Barbie lucida che indossa ancora oggi per difendersi dal mondo.
Io, invece, ho scelto la strada: sono diventata un'eremita metal, grezza di strada. Ero la ribelle con tatuaggi e piercing, sempre fuori e vestita completamente fuori dagli schemi tra il metal e il punk. Vivevo più fuori che dentro casa, a bere, fumare e viaggiare spesso e volentieri fino a tarda notte per respirare lontano da quelle mura. Cercavo la mia vita tra anime, manga e un lavoro trovato presto, consapevole che senza soldi il futuro resta distorto.
Scappare da quell'ambiente era inevitabile per entrambe. Un giorno, tornando da lavoro, ho trovato mia sorella con le valigie pronte. Mi si è spezzato qualcosa dentro e ho pianto per giorni.Fuori di lì, purtroppo, lei ha incontrato brutte persone che le hanno fatto del male, condizionandola profondamente. Avrei voluto eliminare chiunque l'avesse toccata.
Resta il dispiacere profondo di non essere stata capace di proteggerla da un sistema che lei da piccola ha subito più di me, di non averla saputa difendere dentro casa e di non averlo saputo fare dopo.
Ma ero troppo occupata a cercare di sopravvivere io stessa, a difendermi andando muso a muso nei conflitti e a tentare di sistemare una situazione che non si sarebbe mai aggiustata.
Non sono stata la sorella maggiore perfetta che avrei voluto essere.
Oggi che abbiamo trentatré e trentotto anni, la reality è che siamo cresciute distanti e le esperienze familiari ci hanno segnate così tanto che non riusciamo a viverci nel quotidiano.
Ognuna ha la sua strada e io ho allontanato la tossicità da mo' per salvaguardare me stessa. Eppure, quelle rare volte che ci vediamo, la distanza sparisce: torniamo come fossimo piccole, ridiamo, scherziamo e ci capiamo al volo.
Nonostante tutto, io per lei e lei per me ci siamo.
Abbiamo ammainato le vecchie vele e messo i chilometri giusti per stare sicure. Lei si addolcisce stringendo suo figlio, io trovo il mio equilibrio svegliandomi nel mio silenzio, tra le mie gatte.
Non siamo state perfette, eravamo solo due persone senza una guida.
Ma oggi abbiamo attraversato il silenzio, siamo oltre il fango e abbiamo noi le chiavi del nostro futuro.
Ognuna con il proprio volo.
Musicalmente, questa seconda traccia dell'album è la traduzione di queste radici.
Il brano si apre con archi cinematici oscuri e un pianoforte tormentato, per poi esplodere in un potente Melodic Rock orchestrale.
Non è una consolazione, è il suono di due dolori speculari che non sapevano parlarsi mentre i muri intorno crollavano.
I versi di "Dolori che non si parlavano" nascono da questo crollo:
Oggi camminiamo... e abbiamo noi le chiavi. Sempre insieme. Oltre il fango. Oltre il silenzio.
Anche voi avete vissuto dinamiche simili in famiglia?
Qual è la maschera che avete dovuto indossare per sopravvivere?
Testo Originale di Sara Zannoni: Dolori che non si parlavano
C’era un rumore di piatti e di urla in cucina,
io mi sentivo piccola, ancora bambina.
La casa cadeva a pezzi in un solo istante,
io cercavo un posto e tu mi eri davanti.
Eravamo figlie di un tempo distratto,
dentro un amore che è andato a rilento.
L’amore non rimedia, non colma la vita,
se la promessa di ieri è già sbiadita.
Noi cercavamo i genitori, loro cercavano se stessi,
tra i passi perduti e i giorni concessi.
Portavamo maschere per non farci vedere,
ma le abbiamo scelte di diverse maniere.
Tu una Barbie lucida, io più grezza di strada,
ognuna ferita da un’unica spada.
Abbiamo avuto DOLORI CHE NON SI PARLAVANO!
mentre i muri di casa intorno crollavano.
La mia depressione era un muro di silenzio,
la tua invece urlava, era un grido evidente.
Siamo noi le regine di tutti i trofei,
oltre l'ombra di lui, oltre l'ombra di lei.
Sei scappata di casa per sopravvivere,
tra amori disgraziati e voglia di vivere.
Ma quando è arrivato quel passo importante,
non volevi nessuno, né madre né padre davanti.
E allora io ho preteso di starti vicino,
di darti il mio braccio, di farti il cammino.
Oggi a trentatré e trentotto anni, su strade parallele,
abbiamo ammainato le nostre vecchie vele.
Con i chilometri giusti per stare sicure,
lontane dai pesi e dalle vecchie paure.
Tu ti addolcisci stringendo tuo figlio,
io tra le mie gatte mi sveglio.
Abbiamo avuto DOLORI CHE NON SI PARLAVANO!
mentre i muri di casa intorno crollavano.
Eravamo anime gemelle, inseparabili e sole,
due vite riflesse sotto un cielo senza sole.
Perché siamo solo persone, oltre ogni ruolo,
non sono stata all'altezza, ma abbiamo il nostro volo.
Oggi camminiamo... e abbiamo noi le chiavi.
Sempre insieme.
Oltre il fango.
Oltre il silenzio.

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