Orihime Inoue e il Potere Sacro di Sentirsi un Peso (Il viaggio terapeutico tra le maschere del passato, l'alibi delle nuvole e la necessità assoluta di urlare «Esisto!» )
Parte 2/3
Il Rifiuto dell'Inadeguatezza: Orihime Inoue e il Potere Sacro di Sentirsi un Peso
(Il viaggio terapeutico tra le maschere del passato, l'alibi delle nuvole e la necessità assoluta di urlare «Esisto!» )
Confondere la superficie con il nucleo..è questo l'errore di valutazione imperdonabile che commettiamo quando analizziamo le storie, molte più volte purtroppo di quanto si possa intuire.Uno di questi è l'errore commesso con Inoue, di cui si è detto moltissimo in suo conto..ma nessuno ha mai messo in luce ciò che sento io.
Inoue è una persona che, come molti di noi, vorrebbe disperatamente vivere ciò che vede negli altri, ma non ci riesce.
Non fino all'ultimo.
Vede la vita scorrere, vede i legami, vede la forza degli altri e vorrebbe farne parte e toccarla, ma rimane bloccata.
Lei esiste solo attraverso i sorrisi e le gioie che vuole creare negli altri, costruendosi così maschere giganti per non soffrire e per non mostrare il SUO vuoto.
Inizialmente, sin dalle prime battute di Bleach, Inoue è come se fosse buttata lì.
Sembra il classico personaggio che rompe, la ragazzina svampita che ama il protagonista ma sembra un'anima vuota che si limita a sorridere e a mangiare combinazioni di cibo bizzarre e improbabili.
Sembra fluttuare senza una reale consistenza, crollando e cedendo in un amore incondizionato da dare agli altri, dove non importa se ne riceve in cambio.
Si dona a fondo perduto, annullandosi.
Guardandola muoversi così nelle prime stagioni dell'opera, ho provato un brivido di riconoscimento e di dolore.
Perché in quel comportamento, in quel modo di abitare il mondo, sembro io moltissimi anni fa.
Io per prima l'ho fatto.
Ho passato anni a strutturare la mia vita in quel modo...
Smettete di essere il "resto" della vita di qualcuno.
C’è però un dettaglio che i critici e il fandom superficiale non hanno mai compreso, ed è forse la verità più profonda e dolorosa che mi lega a lei.
Se riflettiamo sul "Teatro delle Maschere" e l' "Alibi delle Nuvole" come scrissi e analizzati tempo addietro in un altro mio post, la nostra struttura d'anima non è semplice da capire in quanto passiamo anni a domandarci come mai alcune azioni abbiano prevalso sulla nostra vita, e in un determinato momento fossimo stati chi non sospettavamo d'essere, domandando talvolta al nostro riflesso delucidazioni in merito a chi fossimo.
Quasi a confermare la nostra identità.
Ci faremmo paura se guardassimo attentamente chi dentro di noi ci manovra.
Crediamo di aver potere su ogni nostra maschera, come determinare un abito da mettere, ma non è così... ci adattiamo, ci lasciamo plasmare.
Desideriamo il controllo ma non sappiamo di volerlo, perché ignari di ciò che NON siamo, o potenzialmente potremmo essere.
QUESTE ESATTE PAROLE ( che ho evidenziato in giallo) sono ad ora pensieri miei che ho scritto in riflessioni personali mie notturne, che ad oggi potete ritrovare in un mio vecchio post Instagram in cui riflettevo sul tema maschere, e sulle mie canzoni, ma si incastrano alla perfezione per questo mio secondo articolo dedicato a Inoue.
E per tutto il ragionamento a cui tengo facciate tesoro anche qui.
TUTTO è collegato ...per quel che riguarda il mio mondo, il mondo di Chridhe88/ Chridheofthebooks.
Ciò che voglio intendere è che Inoue incarna questo esatto labirinto psicologico.
La sua bizzarria, i suoi gusti alimentari assurdi, la sua allegria forzata non sono scelte consce:
sono l'adattamento a un trauma.
Si è lasciata plasmare dalla paura della solitudine fino a diventare la maschera di sè stessa.
Io per prima l'ho fatto.
Ho passato anni a strutturare la mia vita in quel modo, donandomi senza sosta, diventando lo specchio dei bisogni altrui, sorridendo per non pesare.
Poi ho perso tutto.
E quando ho perso tutto, ho capito che se mi stavo spezzando ancora (nuovamente, nel profondo) , e nessuno intorno a me lo vedeva, in parte era per colpa mia.
Avevo abituato tutti a quel sorriso indistruttibile, a quella maschera di solarità comica che non chiedeva mai aiuto.
La reazione del mondo esterno, però, era sempre la stessa, la classica frase che la gente usa per non curarsi di te, per lavarsi le mani del tuo dolore:
<<Tu vivi sulle nuvole>>.
Ti etichettano così, come se la tua bizzarria o la tua leggerezza fossero un gioco, un modo per non vedere che dietro quel cielo stavi affogando in silenzio.
(L'alibi delle nuvole appunto come l'ho voluto rinominare ..)
E subito dopo, per liquidarti ancora velocemente, ti lanciavano addosso quella frase:
<<Sei una persona molto più forte di ciò che credi>>.
Te lo dicono quasi per farti un complimento, ma in realtà è solo un modo per farti andare avanti da sola, per dirti che non hanno intenzione di reggere il tuo peso perché tanto tu te la cavi.
In quel labirinto non era mai giusto nulla.
Lo stare in disparte, per me come per Inoue, non era superbia o disinteresse:
era solo per non creare problemi agli altri, per non essere d'intralcio.
Le retrovie erano un buon modo per non affrontare la vita, un rifugio sicuro per non occupare spazio nel mondo.
Significava accettare di sbagliare in silenzio e raccattare i pezzi da sola, scivolando giù, sempre più a fondo, senza farlo pesare a nessuno, scomparendo dietro un sorriso perenne mentre dentro tutto crollava.
Domandatevi spesso chi siete, domandatevi spesso, chi delle tante maschere entra in scena con voi durante la giornata.
Se vi dovessi parlare di Sōten Kishun vi farei notare il Rifiuto e la Connessione con il Daimon!
Per comprendere la portata straordinaria di Inoue, dobbiamo guardare oltre la superficie del suo potere Shun Shun Rikka.
La trappola mentale del sentirsi un peso nasce quando misuriamo noi stessi con il metro di giudizio degli altri!
Lei non ha un addestramento militare, non possiede l'istinto particolare del killer di uno Shinigami, e non impugna spade...eppure, il suo potere spirituale lascia folgorato persino un'entità divina, manipolatrice e spietata come Aizen, che rimane letteralmente ammaliato dalle sue capacità, definendole sin da subito come un potere sacro che "calpesta il territorio di Dio" ( vi risuona in memoria?!)
Quando Inoue attiva il suo scudo di guarigione( Sōten Kishun), non sta semplicemente curando una ferita, applicando un cerotto spirituale o un rimedio superficiale come se ne vedono in tanti altri racconti.
Lei compie un vero e proprio "Rifiuto degli Eventi".
La sua mente e il suo cuore guardano una ferita mortale, una tragedia, la distruzione o il dolore e dicono fermamente al tessuto stesso dello spazio-tempo, all'universo intero:
"Io rifiuto che questo sia accaduto"
Il rifiuto delle ipocrisie e delle ombre che canto in The Truth of the Soul - First Ego
È una distorsione della realtà, una violazione della causa e dell'effetto che annulla il danno e riporta il passato nel presente, cancellando l'evento negativo.
Questo miracolo non nasce dalla rabbia o da un addestramento bellico, ma esclusivamente da una frequenza emotiva d'amore così pura da piegare le leggi della fisica.
Ma restare fedeli a sé stessi, è un qualcosa che solo connettendosi con il proprio Daimon prende valore.
E lo Shun Shun Rikka di Inoue, che si manifesta attraverso gli spiriti dei suoi fermacapelli, è la rappresentazione letterale del suo Daimon. Non è una tecnica appresa: è la sua anima pura che reclama una voce. All'infuori della connessione con quella forza interiore originaria... chi siete?
Se togliete le aspettative degli altri, cosa resta però?
Questo potere mentale d'amore e questo Daimon che tenta di colmare il vuoto trovano la loro massima espressione filosofica e spirituale nel celebre scontro psicologico con Ulquiorra nella saga dell'Hueco Mundo.
Ulquiorra rappresenta il nichilismo più assoluto, e il vuoto , quel vuoto puro perché per lui esiste solo ciò che i suoi occhi possono vedere.
Davanti alla sensibilità disarmante di Inoue, l'Espada le chiede con scherno dove sia questo famigerato "Chridhe" ( cuore-Chridhe , gioco di parole in combo col mio nome d'arte . mi diverto hehe) , offrendosi ironicamente di aprirle il petto per cercarlo. La risposta silenziosa di lei smantella totalmente la logica di Ulquiorra però.
Il cuore non è carne, non è un organo biologico ma è uno spazio invisibile, una vibrazione, un accordo sacro che si crea e vive esclusivamente nel legame profondo tra due persone.
La forza interiore d'amore della stessa Inoue è così dirompente che, senza sferrare un singolo fendente, compie l'impossibile: colma il vuoto di Ulquiorra, portandolo a comprendere il "cuore" un attimo prima di dissolversi in cenere.
Ha vinto!, affrontando il nichilismo con la pura presenza del suo spazio sacro.
Alla vostra attenzione voglio portare anche un'altra verità nascosta:
la Lacerazione della Transizione.
È una dinamica profonda che io ho sempre ritrovato anche in uno dei testi di Sylvia Plath, iconica poetessa e scrittrice statunitense famosa per la sua straordinaria e tormentata sensibilità, da cui si impara il concetto terapeutico di "Imparare a Disimparare".
Tempo fa scrivevo delle parole che oggi risuonano come la perfetta chiave di lettura di questo risveglio e che sono attimi che possono cambiare un'intera esistenza e decisioni che ti fanno inevitabilmente piombare in una vita fatta di incertezze...
ma con la bramosia di viverla egoisticamente.
Sono pensieri nati proprio da un ragionamento dettato da ciò che è la mia vita, ma che oggi mi hanno riecheggiato nel cuore in modo nuovo, aiutandomi a tirare fuori la mia canzone e le mie verità. Se ci ripenso ora, le parole della Plath si incastrano perfettamente sotto la pelle di chi vive questa prigione.
Non ho mai scordato questo suo pezzo di onestà intellettuale, che sposa appieno il mio pensiero e che fa da cassa di risonanza alla mia stessa fame di vita:
Non potrò mai essere tutte le persone che vorrei essere, né vivere tutte le vite che vorrei vivere. Non sarò mai all'altezza di tutte le qualità che vorrei avere. Perché desidero tutto questo? Io voglio vivere e sentire tutte le sfumature, i toni e le variazioni di tutte le esperienze fisiche e mentali possibili in questa vita.
Ecco infine la condanna dell'empatico:
voler vivere e sentire tutte le sfumature.
Ma sorge un dubbio soffocante, una domanda che gela il sangue:
anche a costo di ferire chi abbiamo attorno a noi?!
Vanno capite molte cose e al contempo lasciate indietro altrettante, giusto il tempo per imparare a disimparare.
Bisogna disimparare il bisogno ossessivo di compiacere gli altri, disimparare la sottomissione al giudizio altrui.
Nonostante ci si guardi attorno e si sia cosparsi di Amore, è estremamente facile sentirle addosso quelle vecchie sfumature che si agitano al tocco della prepotenza delle nuove.
A volte il nostro io rinchiude ciò che siamo sempre stati per fare entrare in scena un altro noi.
<<I want the whole spectrum, every variation of the mind>>
La fame di essere tutto che canto in Shades of Essence - First Ego
Inoue deve fare esattamente questo.
Deve rinchiudere la ragazzina accomodante delle retrovie, il "muro gentile", per far entrare in scena un "altro sé" capace di imporre la propria presenza.
Ma ci piacerà? Coesisteremo?
È un passaggio che fa paura, perché non farà male all'inizio... ma poi... lacererà ogni parte di noi.
Questa transizione verso il sacro egoismo in cui si impara finalmente a scegliersi, non è una linea retta.
È una lacerazione interna.
Significa accettare il rischio di scontentare gli altri, accettare il peso di non essere più la "scelta comoda" per i fardelli altrui.
È il dolore necessario per spaccare l'asfalto e rivendicare la propria linfa.
Quando l'Anima Urla: <<Esisto!>>
La svolta spirituale e la vera maturazione, che in Bleach si compie pienamente nell'arco finale della Guerra dei Mille Anni, porta alla luce proprio il superamento di questa lacerazione:
l'amore non deve essere solo per gli altri e fare del bene non basta a colmare nulla se non c'è la propria anima a reggere quell'amore, a stare in piedi e a gridare.
La trappola più grande in cui cade chi si sente "un peso" è pensare di dover cambiare la propria natura per essere accettato o utile, pensare di dover diventare duri, o che basti dare tutto se stessi a fondo perduto per essere visti.
Inoue ci insegna l'esatto contrario, ma solo dopo aver fatto un lavoro parecchio grande, un percorso immenso per capire il mondo e capire se stessa.
L'amore deve essere capace di render migliori anche noi amando noi stessi.
Se non c'è la tua anima a reggere quell'amore, a fare da fondamenta, crolli. Devi imparare a stare dritta e a urlare al mondo:
<<ESISTO!>>
Quando scende sul campo di battaglia finale contro Yhwach, che rappresenta e fondamentalmente è l'entità più potente dell'universo di Bleach, lei non lo fa per attaccare, non impara a uccidere e non indossa maschere ciniche.
Al contrario, si schiera al fianco di Ichigo per essere il suo scudo impenetrabile, la sua áncora.
Ma la sua postura è completamente cambiata:
lo sguardo non è più basso, il sorriso non è più una maschera per non soffrire o per nascondere il baratro.
Smettete di essere il "resto" della vita di qualcuno.
Guardate lo specchio e imparate a cantare, come recitano le parole conclusive della mia terza canzone The Gentle Wall of Flowers dell'album First Ego, nel nostro viaggio comune:
<<I’m no longer the "rest", I am all I can be. I’m the center of the world, in the life that I mean. >>
La nostra vibrazione ha spaccato il cemento dell'inadeguatezza.
Non siamo più disposte a nasconderci dietro il vetro o a scivolare giù nelle retrovie. All'infuori della connessione con il nostro Daimon, non eravamo che specchi vuoti.
Ma ora, finalmente, sappiamo chi siamo. È tempo di esistere.
Fine 2/3 parte
Continua nel prossimo ultimo articolo ..

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