Dall’Inchiostro alla Realtà: Il Coraggio dell’Autenticità tra Samuele Bartoletti e Tasuku Tsubakino
Qualche giorno fa, aprendo Instagram, mi è apparso un nuovo reel di Samuele Bartoletti, un creator che seguo da un po' di tempo. All'inizio lo osservavo quasi in silenzio, per capire che tipo di emozioni mi trasmettesse. Con il passare del tempo ho capito che Samuele mi sa di casa. Sa di persona buona, autentica, che ama vivere e vorrebbe solo abitare in un mondo pacifico.Eppure, persino la pace di chi esprime se stesso con gentilezza viene presa di mira. Sotto quel filmato, un utente commentava con una provocazione apparentemente non cattiva, ma che in realtà giudica in modo subdolo e vuole spingere verso il solito, trito stereotipo: "Sì..... Ma dovresti avere il coraggio fino in fondo".Dietro quel finto perbenismo da social si nasconde l'ennesima trappola. È un attacco sterile che pretende di misurare il coraggio altrui basandosi su binari rigidi, dando per scontato che per "essere coerenti" bisognerebbe per forza sottoporsi a una transizione chirurgica completa. Si giustificano dietro un'apparente "critica costruttiva", ma stanno solo giudicando. Samuele, però, lo ha sempre detto chiaramente: potrebbe farlo, certo, ma perché dovrebbe? Lui non si sente incasellato nella definizione rigida di "uomo", di "donna" o — come dico io con un pizzico di ironia — nelle tagliatelle di Nonna Pina. Lui è, semplicemente, Samuele.
Non ho saputo resistere e gli ho lasciato subito un commento di supporto per esprimergli tutta la mia stima. Sta sui social da una vita portando avanti solo la realtà, la sua. Un Samuele che ama truccarsi, valorizzarsi e indossare abiti carini, senza che questo debba significare per forza subire una mutilazione identitaria solo per compiacere le aspettative e le caselle della massa.
Il bisogno politico di "capire" e il controllo sociale
Se guardiamo alla realtà quotidiana, la fluidità spaventa ancora moltissimo.
Nella vita di tutti i giorni, tra contratti di lavoro e documenti di identità, tutto si complica. Samuele ha un'estetica che a un primo impatto visivo sembra quella di una donna, e per la mente rigida della massa sembra quasi "brutto" o destabilizzante scoprire poi che in realtà è un uomo biologico.Tutto questo si muove su corde inevitabilmente politiche. Esiste una vera e propria ossessione sociale basata sul bisogno disperato di capire, catalogare e sezionare la sessualità e l'espressione di genere altrui. Ci si trincera dietro la scusa del “devo sapere con chi ho a che fare”, ma la verità è che questa brama di etichette serve solo a controllare, a verificare che non ci siano "infiltrati" nei confini rassicuranti dei ruoli di genere tradizionali. Eppure, quando si smette di voler capire a tutti i costi e si comincia semplicemente ad accettare l'altro, si sta tutti infinitamente meglio.Questo cortocircuito è squisitamente occidentale. Se guardiamo all'Oriente, ad esempio, quanti personaggi vediamo in anime e manga che paiono donne e viceversa? In Giappone non è affatto un concetto nuovo. La fluidità e l'androginia hanno radici storiche, teatrali e artistiche profonde, che non hanno bisogno di continue giustificazioni burocratiche per esistere.
Il filo che unisce le mie storie: da Diphylleia a Il rilegatore
Mentre elaboravo questi pensieri, la mia mente da lettrice ha iniziato a tessere nodi e creare ponti con il percorso che porto avanti su questo blog dal 2019. Proprio qualche giorno fa ho voluto rispolverare e riproporre la mia recensione di Diphylleia, nata dalla bellissima collaborazione con lo scrittore e attivista Elia Bonci. Elia ci ha mostrato il viscerale bisogno di svestirsi dei ruoli imposti, parlando di chi nasce con un'anima approdata nel corpo sbagliato e scontrandosi con chi affronta l'identità altrui sventolando solo odio e ignoranza.
Pensando alla pretesa degli hater di voler incasellare o definire l'identità di Samuele, mi è tornato in mente un altro capolavoro che ho amato alla follia: Il rilegatore di Bridget Collins. In quelle pagine ci si interroga su cosa significhi voler rimuovere ed eliminare una parte di se stessi, rilegandone l'esistenza dentro una copertina per paura del giudizio del mondo.
La società e la burocrazia vorrebbero fare proprio questo con le persone fluide: vorrebbero "rilegarle" in uno schema fisso. Sono convinte che il "coraggio fino in fondo" sia solo quello di amputarsi un pezzo di anima o di corpo per rientrare in una casella rassicurante. Ma le anime non si rilegano. Come scrivevo per Diphylleia, le persone spesso indossano maschere per sfuggire al proprio Sé, ma quando entra in gioco il sentimento puro tutto diventa anima e ci sichiede di ritrovarsi nudi, riscoprendo se stessi. Samuele fa esattamente questo: si mostra splendido nella sua verità, rifiutando ogni censura o "rilegatura" sociale.
Il riflesso nell'inchiostro: La forza di "Camelia" Tsubakino
Ed è qui che scatta l'ultimo parallelismo con un anime che sto seguendo e che mi affascina molto: Wind Breaker e il personaggio di Tasuku Tsubakino (conosciuto da tutti come Camelia).Tsubakino è uno dei quattro leggendari "Re Celesti" della scuola Bofurin. È un guerriero formidabile, ma la sua vera potenza risiede nella totale assenza di filtri. Ama la pole dance, indossa abiti femminili tradizionali, sfoggia un rossetto impeccabile e cammina a testa alta in un mondo di soli uomini, senza mai sentire il bisogno di giustificare chi è o come sceglie di presentarsi. Tsubakino si considera un uomo, ma rifiuta le etichette, vive alla luce del sole e combina una forza dirompente a una profonda, pacifica gentilezza.Esattamente come lui, Samuele Bartoletti sul palcoscenico dei social si dimostra una vera forza della natura. A lui va tutta la mia stima e ammirazione per la costanza, la pace e la coerenza che mette in ogni contenuto, trasformando l'estetica in un manifesto di libertà. Il vero coraggio non sta nel farsi incasellare dagli aridi di cuore, ma nel difendere il proprio diritto di essere semplicemente se stessi. Ogni singolo giorno.
E voi cosa ne pensate? Avete mai avvertito questo bisogno ossessivo della società di dover "capire" e catalogare le persone a tutti i costi? Vi aspetto nei commenti!
Con amore,Chridhe
Il filo che unisce le mie storie: da Diphylleia a Il rilegatore
Mentre elaboravo questi pensieri, la mia mente da lettrice ha iniziato a tessere nodi e creare ponti con il percorso che porto avanti su questo blog dal 2019. Proprio qualche giorno fa ho voluto rispolverare e riproporre la mia recensione di Diphylleia, nata dalla bellissima collaborazione con lo scrittore e attivista Elia Bonci. Elia ci ha mostrato il viscerale bisogno di svestirsi dei ruoli imposti, parlando di chi nasce con un'anima approdata nel corpo sbagliato e scontrandosi con chi affronta l'identità altrui sventolando solo odio e ignoranza.
Pensando alla pretesa degli hater di voler incasellare o definire l'identità di Samuele, mi è tornato in mente un altro capolavoro che ho amato alla follia: Il rilegatore di Bridget Collins. In quelle pagine ci si interroga su cosa significhi voler rimuovere ed eliminare una parte di se stessi, rilegandone l'esistenza dentro una copertina per paura del giudizio del mondo.
La società e la burocrazia vorrebbero fare proprio questo con le persone fluide: vorrebbero "rilegarle" in uno schema fisso. Sono convinte che il "coraggio fino in fondo" sia solo quello di amputarsi un pezzo di anima o di corpo per rientrare in una casella rassicurante. Ma le anime non si rilegano. Come scrivevo per Diphylleia, le persone spesso indossano maschere per sfuggire al proprio Sé, ma quando entra in gioco il sentimento puro tutto diventa anima e ci sichiede di ritrovarsi nudi, riscoprendo se stessi. Samuele fa esattamente questo: si mostra splendido nella sua verità, rifiutando ogni censura o "rilegatura" sociale.
Il riflesso nell'inchiostro: La forza di "Camelia" Tsubakino
Ed è qui che scatta l'ultimo parallelismo con un anime che sto seguendo e che mi affascina molto: Wind Breaker e il personaggio di Tasuku Tsubakino (conosciuto da tutti come Camelia).Tsubakino è uno dei quattro leggendari "Re Celesti" della scuola Bofurin. È un guerriero formidabile, ma la sua vera potenza risiede nella totale assenza di filtri. Ama la pole dance, indossa abiti femminili tradizionali, sfoggia un rossetto impeccabile e cammina a testa alta in un mondo di soli uomini, senza mai sentire il bisogno di giustificare chi è o come sceglie di presentarsi. Tsubakino si considera un uomo, ma rifiuta le etichette, vive alla luce del sole e combina una forza dirompente a una profonda, pacifica gentilezza.Esattamente come lui, Samuele Bartoletti sul palcoscenico dei social si dimostra una vera forza della natura. A lui va tutta la mia stima e ammirazione per la costanza, la pace e la coerenza che mette in ogni contenuto, trasformando l'estetica in un manifesto di libertà. Il vero coraggio non sta nel farsi incasellare dagli aridi di cuore, ma nel difendere il proprio diritto di essere semplicemente se stessi. Ogni singolo giorno.
E voi cosa ne pensate? Avete mai avvertito questo bisogno ossessivo della società di dover "capire" e catalogare le persone a tutti i costi? Vi aspetto nei commenti!
Con amore,Chridhe

Commenti
Posta un commento