Il filo rosso tra le pagine e il tempo: la storia dietro "Mirror's Shadow"

Benvenuti in un capitolo speciale di Chridhe of the books. Questo spazio non ospita un archivio di lettura, ma è il nucleo in cui le pagine  scritte prendono vita e si trasformano in suono. "Echi dal cuore" è il mio primo album musicale (disponibile su Spotify e Suno come Chridhe88 o YouTube e molte altre piattaforme): quattordici tracce nate dall'abisso delle mie letture più profonde, dove ogni canzone è legata a me e ai libri, a una filosofia o a un'immagine che ha impresso la mia anima. Quello che state per leggere è il retroscena intimo, spirituale e visivo di una di queste tappe. Trovate tutti i collegamenti ai miei mondi artistici e ai servizi di streaming nella mia pagina ufficiale Beacons .

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Il filo rosso tra le pagine e il tempo: la storia dietro "Mirror's Shadow"


Rileggere i miei vecchi articoli per il blog,è un esercizio alquanto strano invero, a tratti destabilizzante e persino spietato. Ci si ritrova a tu per tu con una versione di se stessi che appartiene al passato, eppure, improvvisamente, ci si accorge che quella versione sapeva già cose che avremmo compreso appieno solo molti anni più tardi. Qualche anno fa, tra queste stesse pagine virtuali, pubblicavo la recensione di un libro che mi aveva profondamente colpita: 

"La ragazza dell'altra riva" di Mitsuyo Kakuta. All'epoca mi ero concentrata sulla trama, sulle solitudini incrociate di Sayoko e Aoi, due donne apparentemente distanti che cercavano un punto di contatto, un riscatto e un senso di appartenenza in una Tokyo frenetica, fredda e indifferente. Ero convinta di fare semplicemente quello che ho sempre fatto qui sul blog: analizzare la letteratura, sentire lo stile dell'autrice, osservare i personaggi con il distacco critico del lettore e offrire una chiave di lettura e un consiglio a chi mi segue portando ciò che aveva lasciato all'interno del tempo che ci avevo speso a percorrere tutto quel mondo.

Oggi, a distanza di anni, sono tornata su quel vecchio post, quasi per caso, o forse guidata da un magnetismo silenzioso poco prima di scrivere questo pezzo sul blog. 

Guardandolo con gli occhi del presente(con la piena consapevolezza di un' adulta  di chi nel frattempo ha vissuto, vissuto nell'abisso, sofferto e affrontato i propri labirinti interiori) ho provato un brivido improvviso lungo la schiena. Mi sono resa conto, con  lucidità, che mentre scrivevo di quel romanzo e di quelle due donne divise dalle circostanze della vita, non stavo affatto compiendo un semplice esercizio di critica letteraria. In modo quasi profetico, inconscio e totale, stavo mettendo a nudo la parte più vulnerabile, della me che solo Giulia ha mai conosciuto . Stavo parlando di me, della mia evoluzione, e del legame, assoluto ed eterno indipendentemente dalle scelte : quello con Lei.

 Lo specchio del passato: ciò che le mie parole dicevano di me

Guardando indietro a quel testo del 2017 , ho  ricordato le sensazioni di quel vecchio libro nel fine della sua lettura; è un ponte emotivo strettamente necessario, una lingua straniera e insieme ancestrale che utilizzo per decodificare ciò che non oso confessare a me stessa ad alta voce. Io non leggo mai per fuggire dal mondo o per trovare una facile evasione dalla realtà, ma per fare l'esatto contrario: leggo per trovare un nome preciso e definitivo a quella nostalgia sottile, profonda e costante che mi porto dentro da sempre. Uso le storie scritte dagli altri come uno scudo dietro cui proteggermi e poter crescere e, simultaneamente, come uno specchio d'acqua limpida per dare una forma, un colore e un confine ai miei sentimenti più intimi e indicibili.


In quella vecchia recensione, sepolta tra le righe, c'era già impressa a caratteri cubitali tutta la mia anima dell'adolescenza. Vi si leggevano, lucide, tre consapevolezze che formano parte dei miei pilastri emotivi e che quel libro aveva semplicemente portato a galla:

Per prima cosa una lealtà incrollabile che sfida le epoche:Ho sempre custodito i legami nati nell'infanzia come tesori sacri, ancestrali e assolutamente intoccabili. La distanza geografica, le traiettorie diverse che la vita ci impone e il passare inesorabile degli anni per me non possiedono alcun potere distruttivo; non cancellano nulla. Il filo invisibile che mi unisce a Giulia resta teso, intatto e vibrante anche nei silenzi più lunghi e pesanti, in quei vuoti d'aria che per chiunque altro significherebbero la fine naturale di un rapporto, ma che per noi sono solo pause sospese in un dialogo che non si interromperà mai.

Per seconda cosa , la maturità faticosa di un affetto che ha smesso di pretendere: La vita adulta ci impone ritmi e responsabilità differenti, impegni lavorativi che assorbono  energia e binari esistenziali che sembrano allontanarsi verso direzioni opposte. Eppure, già allora, tra le mie parole si percepiva la mia scelta consapevole di amar l'altra parte senza avanzare pretese egoistiche o scadenze temporali. Ho imparato ad accettare le assenze, i momenti di distacco e le crescite separate, tenendo fermo il nucleo del sentimento e senza lasciare mai spazio a un solo briciolo di rabbia o del classico piangersi addosso .

Infine come terzo, la vulnerabilità vissuta non come limite, ma come immenso punto di forza: Sentire la mancanza profonda di qualcuno, ammettere davanti a se stessi il vuoto lasciato dall'altra metà del proprio specchio emotivo, non mi ha mai resa debole, fragile o indifesa agli occhi del mondo che mi si prospettava . Al contrario, ho capito che è proprio in quel dolore pulito, in quella ferita aperta della nostalgia, che risiede la scintilla creativa più potente, la forza viscerale per proteggere e rivendicare ciò che è reale, autentico e indissolubile.

 Dalla sponda del libro all'abisso delle note nasce "Mirror's Shadow"


Ed è esattamente così che siamo giunti ad oggi, lungo una linea sottile che unisce i libri che ho amato alle canzoni che ho custodito dentro di me. Guardando indietro a quel romanzo della Kakuta, a quel vecchio post dimenticato sul blog e a tutto il silenzio denso che nel frattempo si è accumulato tra noi, ho avvertito il bisogno assoluto, quasi fisico, di compiere un passo ulteriore. Dovevo trasformare quella recensione passata in un qualcosa di detto e più profondo. La mia scrittura ha sempre posseduto questa doppia natura, un ciclo continuo, terapeutico e profondamente catartico: prima assorbe, ascolta ed elabora attraverso le pagine scritte dagli altri, e poi sputa fuori la verità nuda, cruda, dolorosa e meravigliosamente melodica attraverso la mia scrittura . La costanza incrollabile e la dolorosa distanza vissute dai personaggi del libro sono diventate la materia prima, la linfa vitale che mi ha spinta a prendere in mano una penna e a mettermi davanti a una tastiera per fare l'unica cosa che conosco per non soffocare quando il cuore è troppo pieno per contenere tutto: scrivere una canzone.


C'è un'immagine viscerale, epica e quasi mitica che accompagna me e Giulia fin da quando eravamo soltanto due ragazzine con gli occhi pieni di futuro. Un archetipo potente che definisce alla perfezione la natura profonda, simbiotica e totalizzante del nostro legame: per noi, nel nostro immaginario privato, siamo sempre state come Xena e Olimpia. Lei la forte guerriera, fiera, magnetica; io la sensibilità della parola, la custode dei racconti, della mille lettere scritte, dell'evoluzione emotiva. È un parallelismo che supera, frantuma e ridefinisce il concetto stesso di semplice amicizia per tramutarsi in qualcosa di immensamente più grande, assoluto e indescrivibile: un amore, viscerale e indissolubile, un'unione spirituale di anime complementari nate per attraversare il mondo, sfidare le divinità del quotidiano e superare le tempeste guardandosi le spalle a vicenda, senza mai dubitare l'una dell'altra.

Nonostante il silenzio.

Eppure, crescere significa anche scontrarsi inevitabilmente con la realtà fredda, disincantata e tagliente delle sponde opposte dello stesso fiume, esattamente come accade alle protagoniste di La ragazza dell'altra riva.

La verità più dolorosa, quella che scava gli abissi più profondi nel corso degli anni, è che le cose che restano impresse a fuoco nell'anima e che definiscono la nostra identità sono purtroppo le stesse che vengono a mancare drammaticamente nella vita di tutti i giorni. Manca la presenza fisica nei pomeriggi qualunque, mancano i piccoli gesti spontanei,  i respiri condivisi nella stessa stanza, la certezza immediata di un calore vicino. La routine opprimente, i doveri, il lavoro che consuma le ore e la distanza del cuore ci sottraggono tutto questo, un pezzo alla volta, giorno dopo giorno, lasciandoci a camminare sole su livelli che sembrano non comunicare più.

"Mirror's Shadow" nasce esattamente da questo strappo violento, da questo squarcio profondo nel tessuto della nostra quotidianità. È il grido passionale, fiero e quasi rabbioso di chi accetta il cambiamento inevitabile e la ferita del tempo, ma si rifiuta categoricamente, con ogni singola fibra del proprio essere, di lasciare andare l'altra metà del proprio specchio dell'anima. Questo brano è la colonna sonora di due bambine diventate donne su sponde e livelli differenti che, nonostante i pezzi di vetro rotto e i frammenti sparsi a terra, oggi continuano a cercarsi attraverso piccoli quadrati di luce, a riconoscersi nello sguardo dell'altra oltre lo schermo e a rivendicare, con orgoglio eterno, il proprio posto l'una nella vita dell'altra.


A te, Giulia. 

Sometimes the mirror doesn't reflect who we are, but the shadow of who we're afraid to become. This song is a journey through vulnerability and strength, dedicated to a special friend.

A volte lo specchio non riflette chi siamo, ma l'ombra di ciò che temiamo di diventare. Un brano dedicato a un'amica speciale, un viaggio tra vulnerabilità e forza.




Testo Originale di: Sara Zannoni


Twenty years locked in a single breath,

we were the mirror, each the reflection of the other.

Vent'anni racchiusi in un solo respiro,  

eravamo lo specchio, l'una il riflesso dell'altra.  


Do you remember? We laughed so hard we couldn't breathe,

silence was a language we spoke with eyes closed. 

Ti ricordi? Ridevamo così tanto da mancarci il fiato,  

il silenzio era una lingua che parlavamo a occhi chiusi.  


More than sisters, we were the same skin,*  

*inseparable, before the world learned how to touch us.  

Più che sorelle, eravamo la stessa pelle,  

inseparabili, prima che il mondo imparasse a toccarci.  


Then one morning, the coldness of a screen.

No scream, just the dry sound of a message.

Poi una mattina, la freddezza di uno schermo.  

Nessun urlo, solo il suono asciutto di un messaggio.  


A silent quarrel that dug an abyss,

lies for a bit of attention, the stream begins to flow.  

Un litigio silenzioso che ha scavato un abisso,  

bugie per un po' di attenzione, il fiume inizia a scorrere.  


And everything slipped away... eleven years of dust,

walking alone on a different level.

E tutto è scivolato via... undici anni di polvere,  

camminando da sole su un livello differente.  


We passed the pain to each other through our choices, 

but every step was a missed reflection.

Ci siamo passate il dolore a vicenda attraverso le nostre scelte,  

ma ogni passo era un riflesso mancato.  


Why does growing up mean getting lost?  

I feel you walking above my head,

same rhythm, but we are never together.  

Perché crescere significa perdersi?  

Ti sento camminare sopra la mia testa,  

stesso ritmo, ma non siamo mai insieme.  


AND NO ONE EVER REPLACED YOU!  

I locked my heart in a room without mirrors,  

because no shadow could ever have your name.  

E NESSUNO TI HA MAI SOSTITUITA!  

Ho chiuso il mio cuore in una stanza senza specchi,  

perché nessuna ombra potrebbe mai avere il tuo nome.  


We are different choices in the same blood,

but you are still my missing part!

Siamo scelte diverse nello stesso sangue,  

ma tu sei ancora la mia parte mancante!  


Now it's been five years since we've been touching again.

A quick message, a meme to say "I saw you". 

Ora sono passati cinque anni da quando abbiamo ripreso a sentirci.  

Un messaggio veloce, un meme per dire "ti ho vista".  


Smoke signals over that desert of silence.  

We are women running, tired of a routine that bites, 

we'd want to drop everything and start again far away...

but that little square of light is our bridge.  

Segnali di fumo sopra quel deserto di silenzio.  

Siamo donne che corrono, stanche di una routine che morde,  

vorremmo mollare tutto e ricominciare lontano...  

ma quel piccolo quadrato di luce è il nostro ponte.  


I NEVER WANTED ANYONE ELSE!

THROWING EVERYTHING TO THE WIND WASN'T ENOUGH!*  

WE LOOK AT EACH OTHER IN THE MIRROR AND FINALLY WE SEE US!

Welcome back, Giulia.

NON HO MAI VOLUTO NESSUN ALTRO!  

GETTARE TUTTO AL VENTO NON È BASTATO!  

CI GUARDIAMO NELLO SPECCHIO E FINALMENTE CI VEDIAMO!  

Bentornata, Giulia.  


Work will not save us...  

Il lavoro non ci salverà...  


but accepting the broken glass made us real. 

ma accettare il vetro rotto ci ha rese reali.  


We are still on two different levels...  

but today, the ceiling has become glass.  

Siamo ancora su due livelli differenti...  

ma oggi, il soffitto è diventato di vetro.  


🌻Ogni volta che apriamo le pagine di un libro, o che ci lasciamo cullare dalle note e dalle parole di una canzone, corriamo il rischio meraviglioso di trovarci improvvisamente dentro la nostra stessa storia. Vi è mai capitato di riprendere in mano un vecchio scritto, un diario o una vecchia recensione pubblicata anni fa, e accorgervi con stupore che stavate parlando intimamente di voi molto prima di quanto pensaste o osaste ammettere? Vi è mai successo di leggere un romanzo o ascoltare un testo musicale e pensare, con le lacrime agli occhi: "Questo autore mi conosce, sta parlando esattamente di me, sta parlando di noi"?


Se vi va, lasciatemi un commento qui sotto e condividete la vostra esperienza. Raccontatemi se avete anche voi un'amicizia viscerale, un amoreo un legame indissolubile che sfida il tempo, la routine e le distanze geografiche, o se c'è un'opera d'arte specifica che ha dato voce ai vostri silenzi più profondi nel corso degli anni.


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