Il falso mito del ricominciare da zero: i miei Cent'anni di Vuoto e l'archeologia del cuore

Il falso mito del ricominciare da zero:

i miei "Cent'anni di Vuoto" e l'archeologia del cuore


 
L'altro giorno mi è caduto l'occhio su uno di quei classici caroselli social sulla filosofia zen. 
Grafiche curate, atmosfere soffuse e scritte in bianco che recitavano formule perfette:
 "Spazio per il nuovo", "Libertà dal troppo", "Il vuoto non è assenza, è possibilità che respira".

Sui social siamo abituati a vedere il vuoto raccontato così: 
come una transizione magica, uno spazio poetico e ordinato che, improvvisamente, si svuota dal rumore per accogliere cose bellissime. 

Ma chi il vuoto lo vive sulla propria pelle sa bene che non ha nulla di romantico. 
Non è una stanza buia che all'improvviso si colora di luce.

 Il vuoto reale è un urto continuo, una lotta quotidiana contro un'assenza che ti costringe a ricostruirti da capo.
Lo capisci la sera. 
Quando torno a casa dopo una giornata intera di lavoro, varco la soglia e trovo il silenzio delle mie gatte che mi chiedono attenzioni. 
È difficile fare i conti con se stessi in quel momento, perché quei silenzi domestici non sono davvero vuoti: 
sono pieni. 

Siamo noi che, per stanchezza o per paura di quello che contengono, scegliamo di lasciarli deserti, cercando una via di fuga

Per me, la fuga è una disconnessione feroce. Mi capita quando scrivo gli articoli, quando faccio un post o una ricerca: 
il mio corpo c’è, ma la mia mente no. Viaggiano separati, per pura inerzia. 

È un'ansia profonda che ti fa sentire viva a metà, ma la mente umana impara a staccare la spina per un motivo preciso: 
non impazzire di fronte al dolore.
La mia mente, in realtà, conosceva già questo scudo. 

Mi era successo a 13 anni, in terza media. 
Tornata dalle vacanze estive, di colpo non ricordavo più nulla di me stessa. Ero stata catapultata in una realtà in cui avevo una famiglia, una scuola, delle amicizie, ma non sapevo come fossi arrivata lì. 
Ero praticamente nata a 13 anni, accesa all'improvviso in un corpo estraneo. 
Quando pian piano ho recuperato i primi ricordi d'infanzia, ho provato una felicità indescrivibile: 
erano la prova biologica che stavo esistendo.
Cinque anni fa, quando l'amore è venuto a mancare e tutte le mie certezze si sono sbriciolate, il mio cervello ha semplicemente riattivato lo stesso identico blackout. 

Ha ricreato i miei personali Cent'anni di Vuoto, come in One Piece. 
Un down totale in cui ho scordato il mio DNA, la mia psicologia, il mio cuore. 
Ero un guscio vuoto che sapeva disperatamente di avere dentro un tesoro immenso, ma non riusciva più a vederlo.
Da quel deserto la vita si è riaperta una strada da sola.
 Il punto di svolta (la prima scelta davvero egoista della mia vita) è arrivata nel 2023, quando ho adottato le mie gatte e loro hanno hanno adottato me..

Loro hanno fatto scattare il "basta".
Ho deciso che sarebbero venute con me a qualunque costo, e questa responsabilità mi ha riappacificata con le mie stanze interiori.

Oggi esploro la mia casa e il mio blog e mi rendo conto che sono il mio Registro Akashico personale: 
la mappa di tutti i pezzi di me che ho lasciato in giro. 
Quando rileggo i miei vecchi appunti provo una vertigine. 
Mi chiedo come sia stato possibile per me arrivare a certe conclusioni profonde che oggi non ricordo più. 

La mia mente le ha nascoste sotto forma di Poneglyph per proteggermi mentre tutto franava.


Non vivo nel passato, lo uso come un generatore di energia. 
Quando ripenso a certi traumi il mio corpo reagisce ancora con rabbia o tristezza, ma oggi lascio scorrere quelle emozioni. 
Le analizzo come esperienze utili a capire cosa, nel mio presente, mi ha richiamato quel dolore.
Poi, ti svegli una mattina e senti solo un "SÌ". Senti che ti stai ricentrando, che il tuo corpo si sta risincronizzando con la versione di te precedente al dolore. 

Certo, per gli altri oggi passo per quella "stronza" perché ho imparato a mettere dei confini.
Sono venuta fuori a piccoli micro pezzi, e i miei genitori mi dicono che sono tornata come quando ero bambina. .

Hanno ragione. 

Da piccola mi bloccavano perché quello che ero non andava mai bene, e ho dovuto passare la vita a costruire armature.

Ma oggi l'armatura è caduta. 

Sono una persona fragile, è vero, ma proprio per questo doppiamente forte. 


Il vero zero non esiste. 

Siamo fatti di ogni silenzio che abbiamo scelto di riabitare.



Con Amore e Cenere
vostra, Chridhe of the Books 

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